giovedì 13 dicembre 2007

Ecco le foto dell'assemblea

Ecco alcune foto dell'assemblea e anche un video che mostra la folla di persone.

Per cominciare alcuni interventi dal palco centroale (siamo alla seduta plenaria del secondo giorno):



L'intervento della compagna di Brescia Francesca Butturini:



E per finire alcune foto dei nostri compagni, cominciamo con il compagno Giacomino (il più figo e il più fotocromatico;):



Proseguiamo con Gio e il nostro coordinatore Luigi:



Poi il compagno Gio con la Francy (compagna di Carpenedolo nonché lettriche accanita del mio blog, chissà come mai;)



E concludiamo con il sottoscritto (mi spiace Francy ma la nostra foto é venuta veramente male (non per niente l'ha fatta Giacomo;)



Ed ecco il video ripreso alla fine dell'assemblea:

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mercoledì 12 dicembre 2007

Ecco le foto e il video del viaggio

Ecco come promesso alcuni video e foto dell'assemblea, a breve il commento, che però penso posterò sul sito di Sinistra Democratica, mettendovi un rimando al momento opportuno.

Ecco allora il materiale.

Per iniziare abbiamo le immagini dei nostri delegati alle prese con uno scassato trenino a benzina fino a Padova e con un brillante ed aristocratico T-Biz da lì fino a Roma.









Ed ecco il video del nostro stanco compagno Giacomo che si abbandona placido al sogno dei giusti (i sedili del T Biz d'altronde sono belli comodi :D)



A presto allora il commento e le foto dell'assemblea!

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martedì 11 dicembre 2007

Stati Generali della Sinistra, prima parte

Segue un breve (spero breve) riassunto della nostra avventura agli stati generali della sinistra di sabato e domenica.

Iniziamo con la prima parte dedicata al viaggio di andata verso l'assemblea.

Vorrei precisare che il viaggio fino a Roma é stato compiuto da me e Giacomo con il treno e da Trento, contrariamente agli altri che sono andati giù in macchina da Desenzano e da Brescia.
Cercherò di narrarlo in forma riassuntiva con tanto di orari (grossolani).

Ore 5.00: sveglia a Trento, ci prepariamo rapidamente e senza fare colazione ci avviamo verso la stazione.
Ore 6.15: sul binario tronco valsugana ci aspetta la prima parte del nostro viaggio, un trenino a benzina che arrancherà fino a Padova (con 23 fermate da fare).
Ore 8.30: arrivo in perfetto orario alla stazione di Padova, rintontimento a causa del numero enorme di fermate, ma piacevolmente rasserenati dalla conversazione con un passeggero sulle imitazioni di Fiorello.
Ore 8.45: arrivo in perfetto orario dell'Eurostar e partenza con destinazione Roma, il treno é pieno e noi siamo nell'ultima carrozza. Appena accomodati e messo a posto i bagagli siamo informati che la carrozza ristorante é la quinta e quindi che avremmo dovuto fare tutto il treno per raggiungerla. Dopo un po' io e Giacomo ci rendiamo conto che, per quanto Eurostar, questo treno é più confortevole del normale, ci rendiamo conto, anche dall'arredamento e soprattutto dal simbolo sui sedili e sui porta cenere che si tratta di un T-Biz, linea business dell'Eurostar, probabilmente un treno convertito in Eurostar normale ma comunque confortevole, piacevole sorpresa!
Ad un certo punto decidiamo di andare a fare colazione e ci avviamo verso il bar. Dopo un lungo tragitto per le carrozze arriviamo finalmente all'ambito traguardo e ordiniamo cappuccino e brioche; al che, sorpresa! Di cappuccini ne restava uno, dato che il latte era finito e le brioche pure erano terminate ed erano le 9.30! Perplessi attendiamo fiduciosi il carico di nuove provviste alla stazione (eravamo nel frattempo arrivati e fermi a Bologna). Arriva l'altro inserviente del bar e comunica in dialetto romanesco che "so arrivati 150 mars", al che ci rendiamo conto che la colazione é irrimediabilmente compromessa. Alla fine risolvo di prendere un té che neanche due bustine di zucchero riescono a rendere dolce e ce ne torniamo al nostro posto.
Girando per il treno ci rendiamo conto che é pieno di gente che legge il Manifesto e Liberazione, dal che deduciamo che, per usare un'espressione ormai berlusconiana, questo é un treno rosso.
Difatti andavano tutti, come noi, agli stati generali della Sinistra.
13.08: arrivo in perfetto orario alla stazione Termini, piccola discussione tra me e Giacomo su come arrivare alla fiera e se seguire le erronee e contraddittorie informazioni che avevamo racimolato. Decido di seguire l'ipotesi di Giacomo e di non attendere il dubbio treno per la fiera da Termini, ma di spostarsi in metropolitana fino a Roma Ostiense e da lì prendere il treno locale.
Prendiamo la metropolitana, schiaffandoci nel casino di Roma (c'erano pure 5 o 6 gradi più che a Trento e quindi faceva quasi caldo) e scendiamo a Ostiense.
Arrivati lì (13.30 circa) ci arrabattiamo per prendere un biglietto dalle macchinette del trasporto locale (che accettavano solo banconote e non monete e non davano il resto) e prendiamo il treno (nel frattempo aveva cominciato a piovere).
Sul treno troviamo miracolosamente posto (era strapieno di compagni con bandiere e assembramento vario) e scendiamo finalmente alla fiera.
Appena arrivati ci rendiamo conto che la fiera é un complesso di parecchi chilometri e quindi dobbiamo risolverci ad andare a piedi. Ignorando la fermata della navetta, proseguiamo pedibus calcantibus verso l'entrata est, a parecchie centinaia di metri, quando un autobus ci frena davanti, invitandoci a salire e facendosi suonare dietro da tutte le macchine.
Ecco la consueta umanità dei romani, agli inviti di "aò, nnamo, venite su che ve porto all'entrata), saliamo sulla navetta assieme ad altri intrepidi compagni che ci avevano seguito e, morale, la riempiamo, così quando arriviamo alla fermata il bus é già pieno. Con gioiosa vitalità il conducente invita i compagni ad aspettare perché sarebbe tornato in 10 minuti.
Il pullman ci porta così all'entrata est dove scopriamo che l'assemblea é nel padiglione dell'entrata nord (così abbiamo dovuto attraversare TUTTA la fiera a piedi...) e ci ricongiungiamo con gli altri compagni venuti in macchina o in pullman.

Fine prima parte, al più presto pubblicherò foto e filmati del viaggio e la prossima volta foto, filmati e commento sull'assemblea;)

A presto!

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venerdì 7 dicembre 2007

Babbo Natale che parla di sesso orale: l'ennesima gaffe della Microsoft


Tratto da google news.

SEATTLE - Doveva essere un modo semplice e veloce per chattare online direttamente con Babbo Natale; un'occasione unica per milioni di bambini e ragazzi. Dopo aver aggiunto l'indirizzo e-mail northpole@live.com alla lista dei propri contatti di Windows Live Messenger l'utente poteva conversare con il Santa Claus virtuale di Microsoft, che - grazie a un programma automatizzato - era in grado di rispondere alle moltissime richieste da ogni parte del mondo. Il Babbo Natale virtuale, online da un anno, parlava di argomenti inerenti alla festività come il Polo Nord, le renne, i regali. Alla fine si è ritrovato a parlare di sesso, oltretutto in modo esplicito. E quindi è stato zittito definitivamente.

SESSO ORALE - Un'avventura che ricorda quella di un film, «Bad Santa», con un Babbo Natale di un grande magazzino dedito a sesso, alcole e ruberie. Soltanto che questa volta il «Bad Santa» è virtuale. Se n'è accorto The Register che ha raccontato la vicenda, fin dalle prime battute: un lettore ha fatto presente al portale informatico che le sue due nipotine, di 11 e 13 anni, dopo aver esortato in maniera insistente il Babbo Natale online a mangiare una fetta di pizza, si sono meravigliate quando questo ha improvvisamente cambiato discorso cominciando a parlare di sesso orale. «You want me to eat what?!? It's fun to talk about oral sex, but I want to chat about something else» («Tu vuoi che io mangi cosa?!? È divertente parlare di sesso orale, ma vorrei chattare di qualcos'altro») è stato il testo digitato, prontamente documentato dal sito britannico. Oltretutto, scrive The Register, alla fine gli sarebbe scappato anche un «dirty bastard». Microsoft non ha perso tempo e ha subito rimosso il suo Babbo Natale dalla Rete: «Dopo una serie di report che segnalavano l'utilizzo di un linguaggio inappropriarto nel codice del software del Santa Claus presente su Windows Live Messenger, abbiamo cercato di cancellare parti degli script. Non ha funzionato, così è stato disattivato» ha annunciato il portavoce Adam Sohn.


Non ho parole, la sostituzione di queste tradizioni con il digitale porta solo ad una forzosa artificiosità di queste ultime.
Perché non possiamo pensare alla lettera sotto l'albero e all'attesa dei regali per il giorno dopo?

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giovedì 6 dicembre 2007

Sinistra Generazionale

Riporto il comunicato a nome dei giovani dei quattro partiti fondatori della federazione della sinistra (da l'assemblea.org).


Le federazioni giovanili di Verdi, Prc, Sd e Pdci saranno presenti all’Assemblea Generale dell’8 e il 9

(6.12.07) - Siamo ragazzi e ragazze di quella che è stata chiamata “Generazione X”, cresciuta con la «crisi della politica», il crollo delle ideologie, il pensiero unico e la fine della storia
Nei movimenti globali, ecologisti e pacifisti di inizio millennio abbiamo ritrovato una nostra mutevole identità ed in questi anni non ci siamo rassegnati a delegare ad altri la nostra passione ed iniziativa politica.
Siamo una generazione che vive oggi sulla propria pelle la crisi verticale del nesso lavoro-cittadinanza costruita attraverso il paradigma della precarietà come condizione legata non solo alla dimensione professionale e del contratto di lavoro, ma come dimensione esistenziale generale, e che riguarda la casa come l’istruzione, la mobilità come l’accesso a saperi e cultura, la libertà di scegliere liberamente sulla tua vita, di seguire i tuoi orientamenti sessuali, come la promessa di un avvenire di guerra, cambiamenti climatici ed instabilità globale.
La precarietà diviene allora il furto più terribile che si possa fare ad un giovane: il furto della possibilità di immaginare, costruire, organizzare il tuo futuro fuori dal ricatto costante del profitto e del comando.
E’ una condizione che può essere rappresentata, narrata solo da chi la vive sulla propria pelle e - come tale - spesso invisibile alla sfera della politica e dei diritti sindacali.
E’ una condizione che pone alla politica domande nuove, che vivono dentro una società profondamente mutata: diritto alla continuità di reddito ed alla formazione permanente garantita e retribuita, accesso a saperi, conoscenze e cultura, al credito, il diritto all’abitare, a vivere in una società non prigioniera delle mafie e della criminalità organizzata.
Domande e temi nuovi che devono avere piena cittadinanza nell’assemblea di sabato e domenica attraverso la partecipazione delle giovani generazioni, un tema a cui, ci pare, non si è data adeguata attenzione.
Ci chiediamo, insomma, come si possa immaginare una sinistra nuova senza mettere al centro i soggetti che più inverano le condizioni materiali di vita di una società rinnovata, giovani, donne e migranti in primis.
Non si può fare a meno di credere, ci pare, che una politica di trasformazione e cambiamento abbia bisogno oggi di farsi percorso di liberazione in primo luogo per tutti questi soggetti.
E’ per questo che la crisi della politica riguarda più di altri le giovani generazioni, ormai incapaci di credere che la politica possa determinare significativi mutamenti nelle loro condizioni di vita e di lavoro.
Al centro di questo processo vi è - tra l’altro – quella che chiamiamo «privatizzazione della politica» ad opera dei gruppi dirigenti di troppe forze politiche, tendenzialmente bianchi, anziani, maschi.
La società italiana è oggi tra le più gerontocratiche del pianeta: esclude, perimetra, mortifica nell’università come nella ricerca, nell’impresa come nel pubblico impiego.
Questo fenomeno è tanto più grave se avviene, come in realtà è, nel campo della politica perché la condanna all’incomprensione di una parte non marginale della realtà e ne mina la già snervata rappresentanza.
La precarietà delle giovani generazioni infatti rappresenta oggi una vera e propria emergenza sociale di cui di cui molti nel mondo della politica si riempiono quotidianamente la bocca senza conoscerne la condizione materiale e senza avere la capacità di prospettare e realizzare soluzioni concrete (la recente vicenda del welfare ne è l’ennesima conferma).
Le manifestazioni che negli ultimi due mesi hanno invaso le strade ele piazze del nostro paese - il 20 ottobre contro la precarietà, il 17 novembre a Genova, il 24 novembre la straordinaria manifestazione delle donne contro la violenza maschile, lo scorso sabato i tantissimi/e in marcia per la difesa dei beni comuni – hanno invece disegnato la realtà di un paese attraversato da una radicale domanda di partecipazione, da soggetti sociali - i giovani e le donne in particolare – che chiedono una presa di parola cui la politica ufficiale non riesce a rispondere.
Pensiamo che l’assemblea della sinistra dell’8 e 9 dicembre possa rappresentare una straordinaria occasione per l’inversione di questa tendenza; ma perché realmente lo sia dobbiamo essere capaci di accettare la sfida sino in fondo, senza timori o reticenze, senza sfuggire alle critiche di tanti che vogliono prender parola, contribuire all’elaborazione, progettare insieme contenuti, analisi, priorità, pratiche e forme.
Con questa convinzione non possiamo che ritenere una ricchezza la presenza all’assemblea di quei soggetti sociali che nella politica, ma in una nuova politica, vogliono ancora riconoscersi, e che scegliendo di farlo in quella sede vorranno offrire un contributo critico e costruttivo al percorso unitario che si sta avviando, consapevoli della complessità quanto della possibilità di reale cambiamento che ci troviamo oggi davanti.
Crediamo infatti che la sinistra unita e plurale debba essere esattamente la messa insieme di tante istanze, diverse ma complementari.
Interverremo in tutti i workshop ponendo questi temi e chiediamo infine che sia garantito alle giovani generazioni un intervento nell’assemblea plenaria di domenica sui problemi che le riguardano da vicino, ben sapendo che ciò non rappresenta in alcun modo una soluzione del problema, ma solo un possibile inizio.
L’inizio di un nuovo processo che vedrà la sinistra italiana riconquistare le periferie e il consenso anche di coloro che oggi sono profondamente delusi; l’inizio di un nuovo cambiamento e il rilancio di una lotta per un mondo nuovo.

Giovani Comuniste/i, Federazione Giovanile Comunisti Italiani, GiovaniVerdi, Giovani di Sinistra Democratica

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